Con uno speciale in quattro puntate, Cittalia analizza le differenti visioni di spazio pubblico inteso come spazio di sicurezza, di partecipazione e di sviluppo economico e urbanistico.

L’evoluzione del concetto di spazio pubblico
Se per secoli gli spazi pubblici hanno rappresentato i luoghi cardine della socializzazione dei cittadini, già nella seconda metà dell’Ottocento si assiste al cambio di funzione di spazi che adattano la propria struttura allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto urbano. Progressivamente gli spazi urbani cedono il passo alle esigenze produttive, abitative e commerciali che vengono a svilupparsi nei centri di medie e grandi dimensioni che con la crescita economica del Dopoguerra varano, anche in Europa, la realizzazione di zone residenziali lontane dai centri storici.
Il cambio di prospettiva che si registra con lo spostamento in periferia e nelle aree vaste delle funzioni abitative si riflette sulla graduale perdita di attrattività degli spazi pubblici tradizionalmente dedicati all’incontro e alla socializzazione dei cittadini. Solo negli ultimi venti anni si riafferma gradualmente in tutta Europa, e in alcuni casi anche negli Stati Uniti, un ritorno agli spazi pubblici come elementi decisivi per migliorare la vivibilità dei contesti urbani, sulla spinta della crescente richiesta dei cittadini di usufruire di piazze, strade e parchi cittadini come luoghi dedicati a nuove forme di socialità.
Gli interventi di rigenerazione urbana lanciati negli ultimi anni da città europee come Londra, Barcellona, Parigi, Berlino, Stoccolma e Cracovia mostrano l’importanza degli spazi pubblici nell’affrontare le principali sfide della tutela ambientale,della qualità della vita e della coesione sociale. Questa nuovo approccio  urbano si fa strada con lentezza anche in Italia ed altri paesi dell’Europa meridionale, soprattutto ad opera di amministratori locali più attenti al tema e in centri urbani che ancora conservano centri storici o spazi tradizionalmente adibiti all’incontro. L’avanzare dei processi di mondializzazione, che uniformano stili di vita e di consumo, fa sentire anche nelle città i suoi effetti negativi, con la diffusione di modelli urbanistici omologati che tengono più conto delle esigenze edilizie e commerciali che di quelle legate alla vivibilità e alla condivisione degli spazi. Per questo mentre fa ancora fatica ad imporsi una visione urbanistica che privilegi la creazione di nuovi luoghi di aggregazione in centri e periferie urbane alternativi a quei centri commerciali divenuti nel giro di pochi anni nuove piazze suburbane.

I perché di una crisi
La standardizzazione di questi nuovi modelli urbani rappresenta per molti urbanisti la principale minaccia ad uno spazio pubblico sostenibile e liberamente accessibile, ancora lontano miraggio per centinaia di milioni di residenti urbani sparsi nel mondo.
Il trionfo dei non luoghi anche nelle città europee e l’ancora scarso coinvolgimento dei cittadini nelle scelte urbane rappresentano alcuni delle cause più visibili della crisi dello spazio urbano rimarcata da molti sociologi ed urbanisti.
Nonostante gruppi di cittadini organizzati e amministrazioni riescano in molti casi a cooperare per la realizzazione di spazi più vivibili e attrattivi, questa tendenza non è ancora diventata quella prevalente nelle nostre città, nelle cui periferie si concentrano sempre di più nuovi, anonimi centri commerciali a fronte di una generale mancanza di spazi pubblici accessibili alle fasce più deboli della popolazione.
La mancanza di politiche organiche di sviluppo urbano a livello centrale costituisce per paesi come l’Italia un ostacolo alla messa in pratica di un approccio condiviso per l’intero territorio nazionale, caratterizzato dalla prevalenza di centri di piccole e medie dimensioni. Un’attenzione diversa alla cura degli spazi pubblici si registra invece in Francia, dove la presenza di uffici di prossimità nelle periferie di città medie e grandi contribuisce a restituire al pubblico gli spazi del quartiere e a favorire nuove forme di aggregazione anche nei quartieri più difficili.
Il dibattito sul rilancio degli spazi pubblici nelle periferie urbane si è sviluppato negli ultimi anni soprattutto in parallelo con quello sul rapporto tra immigrazione e sicurezza nelle città, facendo apparire le opere di riqualificazione territoriale essenzialmente come interventi di facciata per stimolare processi di integrazione che necessitano di misure economiche più strutturali e politiche organiche che prescindano da semplici azioni di decoro urbano.

Lo spazio pubblico è ancora un luogo di inclusione?
La funzione decisiva degli spazi urbani per la crescita delle fasce più deboli viene rimarcata soprattutto negli ultimi anni, con l’aumento dei fenomeni migratori che manifestano le conseguenze più forti sulle strutture sociali ed economiche delle città. Mentre gli immigrati di prima e seconda generazione si concentrano soprattutto nelle periferie più degradate, con l’approfondirsi dei processi di integrazione gli spazi pubblici dei centri cittadini rappresentano i nuovi luoghi di incontro per gli immigrati, che nei propri paesi d’origine affidano ancora alle strade e alle piazze un ruolo fondamentale per la socializzazione e lo scambio.
Nelle città globalizzate si incontrano quindi diverse concezioni di spazio pubblico, che riflettono le diversità di approccio al vivere in comune e offrono agli urban planners nuove chiavi di interpretazione dei fenomeni urbani da tener presente nella progettazione delle città del futuro.
Lo spazio pubblico diventa così luogo di identificazione e di contatto fra gli abitanti, in cui è possibile avviare processi di partecipazione civile e di inclusione delle fasce più deboli e dei nuovi arrivati. Questi nuovi fattori rendono piazze e strade cittadine luoghi polivalenti, da riqualificare attraverso logiche diverse dal rigido funzionalismo che ha predominato nei decenni precedenti ma rendendo tali luoghi più accessibili e sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.
La presenza sempre più massiccia di residenti stranieri nelle nostre città contribuisce sul medio e lungo periodo a scalfire la rigidità della divisione specialistica dei quartieri urbani, come già avvenuto in Europa negli anni Sessanta e Settanta con le sempre più pressanti richieste di nuovi alloggi pubblici e più servizi per i residenti da parte dei movimenti civici. 
Molte città europee hanno adottato interventi in questo senso, riqualificando interi quartieri e favorendo una migliore integrazioni dei nuovi arrivati e delle loro attività sociali ed economiche nell’intero contesto urbano. (1. Continua)

Nelle prossime settimane:
2. Più inclusione sociale per spazi urbani migliori: le ricette europee
3.  Qualità della vita e crescita economica negli spazi urbani: esperienze a confronto
4. Riqualificazione partecipata, migliorare gli spazi pubblici dal basso

 

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